Cosa l'ha spinta a una tale ricerca? "L'input originario - racconta - oltre alla curiosità, da calabrese, di approfondire l'origine del nome della propria regione, è stato offerto da una circostanza particolare, dovuta al fatto che sono vissuto per circa quaranta anni in un piccolo centro della provincia di Crotone, Altilia di Santa Severina, laddove sorgeva un antico monastero, prima basiliano e poi cistercense, dedicato al culto della Madonna della Calabria o Calabromaria, oggi Palazzo Barracco. L'aver dato vita poi, insieme a un gruppo di colleghi e amici, nel 2006 a un circolo per la conoscenza e la divulgazione della storia locale, il Centro Studi Cornelio Pelusio Parisio, ha ulteriormente alimentato la curiosità". In base alle prime testimonianze, il territorio della Calabria quali aree comprendeva e quali modificazioni nel tempo hanno portato all'odierna Regione? "Il nome Calabria, nella forma greca Kalabría, indicava originariamente il Salento - spiega Lopez - l'area della Puglia compresa tra la linea Taranto-Brindisi e Capo Santa Maria di Leuca, territorio noto anche come Messapia. Solo verso la metà del VII secolo d.C., quando i Longobardi di Benevento occupano la Puglia, il nome viene adottato dai Bizantini per designare l'attuale regione Calabria, in precedenza conosciuta con il termine Brutium o Terra Brutia dal popolo italico dei Bruttii. Più nello specifico, la novità emerge al tempo dell'imperatore bizantino Costante II (630-668 d.C.). Significativo appare, al riguardo, che il pontefice Martino I, fatto prigioniero a Roma dall'esarca Teodoro Calliopa nel 653 d.C., nel rievocare la traversata da Ostia alle coste greche, dopo Messina ricordi unicamente la Calabria; come se, all'epoca, Terra dei Bruttii e Salento avessero cominciato ad assumere un'unica denominazione".