I querceti dalla folta capigliatura che gli hanno dato il nome ci sono ancora, a punteggiare le colline del Medio Crati, nella piana settentrionale della Calabria bagnata appunto dal fiume Crati, che circondano San Giacomo di Cerzeto, borgo fatto di case in pietra e palazzi dai ruvidi portali che si «srotola» giù dalla Serra dei Muli. Ma a caratterizzare più di tutto questo paese dall’apparenza ruvida e l’atmosfera solitaria è la sua matrice culturale albanese. Nel XV secolo, l’abitato era entrato, infatti, in una fase di declino apparentemente irreversibile cagionato dal susseguirsi impietoso di carestie, epidemie e persino scosse di terremoto. La popolazione lo aveva ormai abbandonato quando giunsero quassù gli esuli albanesi in fuga dall'occupazione turca verificatasi dopo che era venuto a mancare l’eroe nazionale Giorgio Castriota, da tutti conosciuto come Skanderbeg. La lunga avventura culturale e linguistica che ne sarebbe seguita è ora testimoniata anche materialmente al Museo Etnografico Arbëreshë dove il maestro elementare in pensione Carmine Stamile si impegna strenuamente in prima persona per farne uno scrigno del patrimonio culturale Arbëreshë. Carmine, ha superato felicemente i novanta anni e accoglie volentieri i visitatori nella sua casa che si trova proprio sotto il museo, stappa per loro una bottiglia di vino e poi guida tutti coloro che sono interessati a conoscere le abitudini quotidiane, le abilità tessili - i telai sono ancora funzionanti - , gli strumenti contadini, i banchi di scuola del popolo arrivato quassù da lontano.
San Giacomo di Cerzeto, cuore arbëreshë della Calabria
In questo antico borgo ormai semideserto un ex maestro novantenne si batte per conservare la memoria degli esuli albanesi, arrivati qui per fuggire ai turchi






