A Segusino, sotto le montagne della Marca trevigiana, c'è un luogo che sta rinascendo. Nascosto dalle erbacce che sono diventate quasi bosco, sull'argine di un torrente. Tutti lo chiamano 'la casa della sindaca'. Nome femminile. E il profumo della cura e della bellezza si respirano ancora nonostante tutto. Qui, in un esile spazio di mondo che guarda la Riù (corso d'acqua anche qui rigorosamente con nome femminile), la determinazione della attuale sindaca Gloria Paulon vuole portare un centro culturale fatto di libri, musica, arti figurative. Pensato per la comunità. Per farlo però serve l'aiuto di tutti. Ed è per questo che - insieme ai bandi pubblici- per la prima volta Segusino lancia la sfida dell'Art Bonus. «Le risorse per finanziare questo intervento sono già state individuate, mentre poi per il proseguo dell'opera l'obiettivo è quello di riuscire a coinvolgere privati ed aziende. Per far diventare la Casa della sindaca la casa di tutti».

È una storia di luoghi e di donne. Che abbraccia passato e presente. Una casa rosa mattone, sul limitare di un torrente, con bifore veneziane. In un luogo liminale, lungo i perimetri di un confine che nell'Ottocento divideva i mondi. Da un lato lo sguardo alla pianura, sinonimo di progresso e futuro. E alle spalle, la montagna. Luogo più in rima con tradizione e convenzioni. Clelia Jager, figlia di ricchi commercianti di origine tedesca con palazzi a Venezia nata a Colmirano, diventò moglie di Beniamino Verri, sindaco di Segusino al tempo della Grande Guerra, era la padrona di questa casa ottocentesca. Donna energica, di grande smalto, era una specie di governatrice nell'ombra. Per tutti una sindaca in pectore in un tempo in cui le donne non potevano neppure aspirare ad un ruolo pubblico di questo tipo. Beniamino Verri dovette gestire l'esodo forzato della popolazione di Segusino quando, nel novembre 1917, in seguito alla disfatta di Caporetto, il fronte si spostò improvvisamente dal corso dell'Isonzo al massiccio del Grappa e al corso del Piave e i paesi della Conca del Piave, raggiunti dalle truppe austro-ungariche, divennero terra di nessuno. Clelia Jager Verri aiutò allora il marito a gestire l'emergenza e l'esodo.