In ampezzano il suo nome è Mortija, in italiano Mortisa. Non cambia, invece, lo scenario naturalistico, idilliaco, in pratica un mosaico di prati, orti, fienili secolari, alveari, alberi di sorgo dai tronchi slanciati e la folta capigliatura, in cui questa frazione cortinese è incastonata. La dolcezza architettonica del borgo vanta cornici robuste e appuntite nel Monte Cristallo, il Sorapis, l’Antelao, così come nelle Tofane, la Croda di Mezzodì e il Pomagagnon che la cingono, stringono, abbracciano tutto intorno come se fossero gelosi di questa manciata di abitazioni a quota 1.272 metri di altitudine. A dare il benvenuto anche oggi ci pensano i caprioli che fanno capolino proprio all’imbocco del sentiero 429 posto in direzione delle Grôtes de Volpèra, in cui si trova anche una palestra di roccia, e al Belvedere di Pocol: le prime si chiamano così per la folta presenza di volpi che vivono a ridosso della Crépa, una roccia appunto caratterizzata da grosse cavità, ideali per chi ama praticare l’arrampicata.
Il mondo incantato di Mortisa, tra prati, arnie e caprioli (ma con l'incognita della cabinovia olimpica)
Questo piccolo paradiso di architettura montana e natura attende, con qualche apprensione, l'impatto sul territorio dei Giochi Invernali del 2026






