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Ultimo aggiornamento: 8:00

Poche settimane fa, nel pieno dell’ulteriore intensificazione dei bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza, un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, dal suo comodo riparo all’estero, ha fatto questa dichiarazione: “La casa verrà ricostruita e i martiri… li riprodurremo dieci volte tanto”.

A queste parole ripugnanti e vergognose ha risposto una donna sfollata il 16 maggio da Beit Lahia verso il campo rifugiati di Shati, a Gaza City: “A loro [i dirigenti di Hamas] non importa della nostra sofferenza. Anche se ricostruirò la mia casa che è stata distrutta, i ricordi e la vita che ho passato lì non saranno mai ricostruiti. Mia cugina ha perso il marito e tre figli in un attacco israeliano. Come posso guardarla negli occhi e dirle che i suoi figli saranno riprodotti?”

Questa dichiarazione è contenuta in una ricerca di Amnesty International che, negli ultimi due mesi, ha raccolto documentazione su un preoccupante ripetersi di minacce, intimidazioni e persecuzioni – tra cui interrogatori e pestaggi – da parte delle forze di sicurezza di Hamas ai danni di palestinesi della Striscia di Gaza che stavano esercitando il loro diritto di protesta pacifica mentre era il corso il genocidio israeliano e aumentavano attacchi da terra e dal cielo e sfollamenti di massa.