Vi ricordate il caso di Saman Abbas? Rischiamo che, senza un profondo intervento per eradicare il fondamentalismo islamico, possano essercene altri in Italia. Lei era la diciottenne pachistana ammazzata dalla sua stessa famiglia nella notte tra il 30 aprile e il1° maggio 2021 nelle campagne di Novellara (Reggio Emilia) dove viveva. Era stata uccisa per essersi opposta a un matrimonio combinato con un cugino in patria, per voler vivere all'occidentale e per essersi fidanzato con un altro ragazzo inviso alla famiglia. A puntare il dito contro tutti e cinque i familiari era stato Alì Haider, il fratello minore di Saman, il grande testimone del processo nel quale ha raccontato il piano barbaro della famiglia per ucciderla. Ma perché ne parliamo proprio oggi? Perché esattamente a Reggio Emilia, in pochi giorni, si sono verificati due episodi che ci ricordano quelle storia orrenda. Due storie di donne che hanno tentato di cambiare la loro vita, di andare contro i dettami imposti dal radicalismo islamico, di ribellarsi alla legge suprema della sharia. Ma ce ne sono molte altre che per terrore non denunciano. Perché sì, purtroppo, ribellarsi porta a questo.