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Ultimo aggiornamento: 8:01

“Guardatevi allo specchio. Quel volto che vi trafigge con il suo duplice sguardo rivela un segreto che dovrebbe rendervi più umili: state guardando negli occhi di un predatore. La maggior parte dei predatori ha gli occhi in posizione frontale, perché la vista binoculare rende più facile avvistare e inseguire la preda. Le prede, invece, hanno gli occhi in posizione laterale, perché hanno bisogno soprattutto della visione periferica per accorgersi se qualche predatore si avvicini strisciando alle loro spalle. Probabilmente le città sono chiamate giungle di cemento anche perché le loro strade sono piene di devoti predatori”.

Diane Ackerman, in Storia naturale dei sensi, così dipinge noi esseri umani. Ha ragione, soprattutto nella contemporaneità. A leggere i giornali siamo nel pieno di una ininterrotta fioritura di violenza predatoria, e non parlo delle guerre vicine e lontane, delle ininterrotte stragi di civili. No, mi riferisco alla violenza predatoria di casa nostra, reale come virtuale, che sempre più spesso emerge proprio là dove, invece, dovrebbero esserci anticorpi, protezione, sicurezza: le famiglie, la scuola, i centri del sapere.