Archiviato senza rimpianti il paternalismo medico che per secoli ha caratterizzato la medicina, oggi è universalmente riconosciuto l’inviolabile diritto di ogni persona (salvo rare e specifiche circostanze a tutela della salute della comunità) di rifiutare trattamenti sanitari, diagnostici o terapeutici, anche «salva vita». Questo rifiuto può avere differenti motivazioni, che schematicamente possiamo definire come razionali (il rifiuto di una terapia troppo gravosa in una fase avanzata di malattia), non razionali (legate, ad esempio, a particolari convinzioni religiose) e irrazionali (basate su premesse oggettivamente false, come le teorie complottiste per spiegare o negare la recente pandemia, o per osteggiare i vaccini).