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5 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 19:15
È una sentenza che inevitabilmente innescherà una polemica. Perché il fine vita è regolamentato con leggi molto differenti tra loro in Europa e in Italia e in questo caso arrivato era stata espressa una volontà di non interrompere le cure. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che, in determinate circostanze, le decisioni dei medici sull’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale possono prevalere sulla volontà precedentemente espressa dal paziente. La pronuncia riguarda un ricorso presentato contro la Francia dai familiari di un uomo deceduto nel 2022 dopo la sospensione delle cure, nonostante nel proprio biotestamento si fosse dichiarato contrario a qualsiasi interruzione dei trattamenti.
Il caso esaminato dalla Corte di Strasburgo trae origine da un grave incidente avvenuto il 18 maggio 2022. L’uomo era stato investito dal furgone sul quale stava effettuando delle riparazioni e, al suo arrivo in ospedale, i medici avevano accertato l’assenza di riflessi del tronco cerebrale, l’assenza di attività cerebrale e la presenza di gravi lesioni anossiche. Dopo mesi di ricovero, il Consiglio di Stato francese aveva autorizzato la sospensione dei trattamenti di sostegno vitale, decisione che ha portato alla morte del paziente il 16 dicembre 2022.








