Le decisioni dei medici sull’interruzione dei trattamenti vitali possono prevalere sulle volontà espresse dal paziente nel biotestamento. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani, respingendo il ricorso presentato contro la Francia dai familiari di un uomo morto nel 2022 dopo la sospensione delle cure. Una sentenza che crea un precedente per tutti i 46 Stati membri del Consiglio d'Europa (come l’Italia) in casi analoghi, dove cioè la legge che regola la materia sia equiparabile.
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Il caso: incidente e coma irreversibile
L’uomo, coinvolto il 18 maggio 2022 in un grave incidente mentre effettuava delle riparazioni su un furgone, era arrivato in ospedale in condizioni critiche. I medici avevano accertato l’assenza di riflessi del tronco cerebrale e di attività cerebrale, oltre a gravissime lesioni anossiche. Nonostante nel biotestamento il paziente avesse espresso la volontà di essere mantenuto in vita in situazioni analoghe, i sanitari avevano avviato la procedura per l’interruzione dei sostegni vitali. La decisione era stata poi autorizzata dal Consiglio di Stato. L’uomo è deceduto il 16 dicembre 2022.






