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9 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:06

La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge 833/1978 negli articoli in cui non prevede l’obbligo di comunicazione del provvedimento alla persona sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio (Tso), la sua audizione da parte del giudice tutelare prima della convalida e la notificazione del decreto stesso. La sentenza 76/2025, depositata il 30 maggio, dovrebbe cambiare la procedura degli oltre 5000 Tso che vengono praticati ogni anno in Italia, la cui convalida da parte del del giudice tutelare è avvenuta fino ad oggi sulla carta e da ora in poi dovrebbe avvenire solo a seguito di un incontro “nel luogo” dove il paziente si trova, quindi di solito in un reparto psichiatrico ospedaliero. Ma l’associazione “Diritti alla Follia” e altri esperti avvertono sul rischio che “tutto si risolva con una video-chiamata del giudice a una persona già sedata” vanificando gli intenti della Corte Costituzionale.

“Audizione in video-chiamata vanificherebbero lo spirito della sentenza” – “Questa sentenza ci dice che per mezzo secolo si è utilizzata per il Tso una procedura incostituzionale”, afferma Michele Capano presidente dell’associazione Diritti alla Follia, che da anni chiede la riforma del Trattamento Sanitario Obbligatorio, sottolineando come ci sia il rischio che questa nuova procedura “sarà risolta con una video-chiamata con un paziente già sedato, a seguito della quale il giudice darà ok al Tso”. In effetti il Tribunale di Milano ha già mandato una comunicazione “a tutti gli ospedali del circondario” chiedendo l’attivazione di un numero di telefono per fare le video chiamate con i giudici tutelari: “Spero questa scelta, che ha una caratterizzazione burocratica lontana dallo spirito della sentenza, sia solo provvisoria, in attesa della riunione del presidente del Tribunale con i giudici della sezione Tutele” commenta Francesco Maisto ex presidente di tribunale di sorveglianza e attuale Garante delle persone private della libertà personale del comune lombardo. “Bisogna domandarsi quanto la video-audizione possa garantire il controllo sul divieto di violenza fisica e morale indicato nella sentenza”, osserva Davide Galliani, professore alla Statale di Milano per cui il ruolo di garanzia del giudice sarebbe meglio assicurato da una saletta in ospedale adibita alle audizioni.