Non c’è stata mai alcuna manifestazione per i bambini di Amburgo e Dresda dopo il secondo conflitto mondiale. Le fiaccolate, lì, le fecero con le “tempeste di fuoco” che bruciavano i corpi in un amen gli aviatori angloamericani, per distruggere il nazismo applicando un crudo sillogismo da tempi di guerra: i tedeschi sono nazisti, i nazisti sono cattivi, tutti i tedeschi sono cattivi. Civili compresi. Poi c’è stato il Processo di Norimberga, per punire i più cattivi tra i nazisti e tra i tedeschi, per crimini contro la pace, crimini di guerra e contro l’umanità. Il più orrorifico di tutti e senza precedenti, era la Shoah, lo sterminio sistematico di un popolo per cancellarlo dalla faccia della terra. Il termine genocidio venne coniato proprio per un male assoluto, che disarmava persino la parola olocausto. Non c’era mai stato niente di paragonabile prima, e niente ci sarà dopo. Gli ebrei, dopo duemila anni di persecuzioni e un tentativo di distruggerli fino all’ultimo, giurarono a loro stessi e al mondo che non ci sarebbe stata mai più una Shoah, perché non l’avrebbero mai permesso. La loro patria l’hanno difesa contro tutto e contro tutti, legittimando l’esistenza di Israele con le ceneri dei sei milioni di ebrei fucilati, gassati e cremati nei campi di sterminio, e col sangue dei sopravvissuti e dei loro discendenti versato in guerra e negli attentati terroristici.