I sopravvissuti alle tragedie scatenate dal nazifascismo stanno scomparendo. Dobbiamo aiutare i giovani a non dimenticare
Bambini detenuti nei campi di concentramento nazisti
Genova – Sembra spesso che gli orrori della Seconda guerra mondiale non abbiano insegnato nulla ai potenti della Terra, anche a quelli che consideriamo più vicini. Continuano le invasioni, le aggressioni, lo sterminio di massa. Persino i crimini di guerra. Come se non avessimo fatto abbastanza per ricordare quello scempio. Come se, anzi, l’avessimo dimenticato. Fino a qualche tempo fa, almeno, nei momenti di lucidità potevamo far ricorso ai testimoni diretti: i nostri concittadini, i nostri vicini di casa, i nostri nonni, che avevano visto le violenze, subìto l’oppressione, pianto i morti, abitato le città bombardate. Soprattutto potevamo apprendere dai sopravvissuti alla persecuzione nazifascista.
Ora, la natura fa il suo corso e i testimoni stanno tutti scomparendo. Lo scorso novembre morì Orazio De Santis, aveva cent’anni: era l’ultimo superstite della più grande deportazione operaia della storia europea. I fascisti nel 1944 arrestarono 1500 tute blu nel ponente genovese: furono costretti a fare gli schiavi nel Terzo Reich. Adesso è mancato Gilberto Salmoni, a giugno avrebbe compiuto 98 anni: era appena sedicenne quando nel 1944 i repubblichini lo consegnarono ai nazisti; era rimasto l’ultimo sopravvissuto ligure ai lager, l’ultimo ad aver vissuto l’Olocausto sulla pelle. Suo padre era stato licenziato dalle leggi razziali volute da Mussolini. Salmoni rappresentava, tutti insieme, gli ottomila liguri che furono spediti in Germania.






