ADRIA - «Per assurdo, ho più certificazioni io che l'ex Ilva di Taranto». Claudio Nardini, il pastore di Cavanella Po che ogni anno, in occasione della Festa del sacrificio degli islamici, la Eid al-Adha, finisce al centro delle attenzioni mediatiche, rompe la consegna del silenzio. Secondo il rituale islamico l'animale, l'agnello deve essere cosciente al momento dell'uccisione, che avviene tramite recisione di trachea ed esofago, una pratica che gli animalisti definiscono estremamente cruenta.

«È - dice Nardini - il gioco della parti. Qui in tema di macellazione delle pecore si ottemperano tutte le leggi in materia. La legge italiana, in linea con il Regolamento Ce 1099/2009 dell'Unione Europea, consente deroghe per motivi religiosi, in virtù della libertà religiosa tutelata dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Tali pratiche però devono essere eseguite in macelli autorizzati, come il mio, sotto controllo sanitario, cercando un bilanciamento tra libertà di culto e benessere animale».

Una volta che l'acquirente sceglie un animale dal gregge, il capo viene macellato da un addetto con apposito tesserino autorizzato dall'Ulss 5 Polesana e riconosciuto dalla comunità islamica. «Questa uccisione senza stordimento, ma con il taglio della giugulare - sottolinea Nardini - provoca anossia al cervello nel giro di tre secondi. Viene eseguita solo per tre giorni all'anno, anzi due e mezzo. Domenica a mezzogiorno sarà praticamente tutto finito. Durante l'anno invece macelliamo 200 capi mediamente la settimana, previo stordimento dell'animale».