Circa 7.000 fedeli musulmani si sono radunati ieri mattina a Famagosta per celebrare l’Eid al-Adha, la festa del sacrificio, che ricorre ogni anno nel mese lunare di Dhu I Hijja, in cui ha luogo il pellegrinaggio canonico, detto hajj. La cerimonia si è svolta presso il campo sportivo di Famagosta, dove per circa un’ora i presenti hanno pregato in arabo, rivolti verso la Mecca, stendendo le proprie stuoie sul prato. Dal palco, Ibrahim Gewili, membro del direttivo della Fondazione Giovani per il Bene, non ha perso l’occasione per parlare anche del conflitto in Medio Oriente, definendo Gaza «una ferita aperta sul corpo dell’umanità» e affermando che «il silenzio è complicità», invitando così i presenti a «rompere il silenzio per difendere l’umanità».
L’imam, al grido di “Palestina libera”, ha poi ringraziato «l’Italia e la presidente che stanno facendo tante cose per i nostri fratelli». Gewili ha infatti spiegato che per organizzare l’evento sono stati richiesti e ottenuti «tutti i permessi necessari». Alla faccia di chi ogni volta non perde l’occasione di accusare l’Italia di essere un Paese razzista... Tuttavia, nonostante le autorizzazioni, non tutti i residenti hanno gradito il risveglio così rumoroso. Un altro raduno per la preghiera si è infatti tenuto presso il campo sportivo di via De Nicola, nel quartiere Barona che insieme a Famagosta sono diventate un’enclave della comunità islamica che qui sembra avere la sua roccaforte e ha importato anche le proprie tradizioni.










