Uno stoico, commovente Nole Djokovic. In quello che potrebbe essere il suo ultimo Roland Garros il 37enne serbo fa capire al mondo perché il suo nome è da annoverare nell'Olimpo del tennis, là dove solo le leggende possono mettere piede. E che tra qualche anno potrebbe sedersi comodamente anche Jannik Sinner.

Nella seconda semifinale di Parigi l'ex numero 1 al mondo combatte alla pari contro l'azzurro, attuale dominatore del ranking Atp (nonostante 3 mesi di stop per la squalifica per doping causa patteggiamento con la Wada, e questo la dice lunga sul suo strapotere), lotta con grinta, intelligenza, cuore. I muscoli non sono più quelli del periodo d'oro e la differenza con l'altoatesino sta soprattutto lì. Splendidi entrambi per classe e forza mentale, con Jannik che però è più presente, più brillante, più resistente.

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Il Djoker cede il primo set 6-4, nel secondo va sotto cedendo il servizio, pareggia portandosi sul 5-5 poi riecco Sinner versione Terminator: controbreak immediato e implacabile vittori per 7-5. Ed è lì che Nole rischia il tracollo psicofisico: dolorante, sofferente, quasi bloccato, chiama il fisioterapista al suo angolo per farsi massaggiare e "manipolare", cercando le residue energie per continuare.