I due uomini più potenti del mondo si stanno prendendo a pesci in faccia, pubblicamente, da imbecilli quali sono: e se mi sta leggendo qualcuno di quelli che ritengono che il “successo” dell’uno o dell’altro contraddica la definizione di imbecille – lo so, ci sono – beh, sto scrivendo proprio per dimostrare il contrario. Anche se basterebbe quello che è successo nelle ultime 24 ore: l’intelligenza è quella cosa che ti fa evitare figure da cretino in pubblico o ti fa evitare di fare cose che ti danneggeranno o ti fa evitare di fare cose che danneggeranno le persone che vuoi tutelare. Se quello che fai invece ottiene tutte e tre queste cose, la tua intelligenza è fortemente messa in dubbio, per usare un eufemismo. Hai voglia a inventare razzi missile.
Quindi la mia tesi di partenza è che abbiamo costruito un mondo in cui le due persone più potenti (due uomini) sono degli imbecilli. E in cui la poca intelligenza non è più un limite per ottenere quel genere di “successo”: anzi, è probabilmente un fattore prezioso. Vale in generale per le classi dirigenti politiche ed economiche – come in questo caso – ma vale per la “qualità” di quasi tutto quello che ci circonda. Quello che chiamiamo il “populismo”, con molti abusi del termine, è in sostanza la tautologia per cui quello che viene premiato dalle maggioranze sia per definizione di qualità migliore. Tautologia falsa perché manca di un presupposto fondamentale: la capacità di giudizio delle maggioranze. Che, come sappiamo dai tempi di Barabba, devono essere fornite di informazioni e conoscenza per fare le scelte migliori (parlo in terza persona, ma le maggioranze siamo tutti noi, in un caso o nell’altro): quando invece, come è successo in questi decenni, un combinato disposto di propaganda interessata e innovazioni tecnologiche ci spinge nella direzione di una maggiore ignoranza, il contemporaneo accesso a maggiori poteri di scelta genera mostri, non “maggiore democrazia”.










