«Il sovraffollamento delle carceri ha raggiunto livelli intollerabili. Il 30 aprile scorso i detenuti erano 62.445, a fronte dei teorici 51.292 posti disponibili. Vi sono dunque almeno 11.153 persone detenute in più rispetto alla capienza regolamentare». È quanto si legge nella lettera pubblicata da Repubblica e firmata dal presidente dell'Associazione italiana dei professori di diritto penale, Gian Luigi Gatta, dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, e dal presidente dell'Unione delle camere penali italiane, Francesco Petrelli. «Come ha rilevato anche il Garante nazionale dei detenuti, vi è una correlazione tra il sovraffollamento e il numero record dei suicidi in carcere che si è registrato nel 2024, quando sono stati 91. Quest'anno sono già 34 e l'estate, periodo critico, è oramai alle porte - proseguono -. Per questo sono necessarie e non più differibili misure volte a ridurre il numero dei reclusi e a porre fine alla violazione dei diritti fondamentali dei detenuti, in quanto naturalmente i diritti umani vanno tutelati senza distinzione alcuna».

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«Lo impongono la Costituzione e la civiltà del nostro Paese, che è esposto a livello internazionale a imbarazzanti giudizi - aggiungono - l'Olanda ha di recente rifiutato di consegnare all'Italia un sospetto omicida ritenendo le nostre carceri inadeguate a causa del sovraffollamento e del numero di suicidi. Se da un lato si è tutti d'accordo nel ritenere necessario un intervento che incida sul sistema penitenziario nel suo complesso, deve, tuttavia, prendersi atto che riforme strutturali devono inevitabilmente accompagnarsi ad interventi urgenti di decompressione capaci di restituire ai detenuti una condizione di dignità e di umanità compatibile con la funzione costituzionale della pena. Le soluzioni tecniche esistono o comunque possono essere studiate: sta alla politica individuarle, se vorrà, con l'aiuto dell'accademia, dell'avvocatura e della magistratura».