“Il giorno in cui accettammo di partecipare al programma “Detectives” la Procura di Cagliari aveva appena rigettato la nostra richiesta per la riapertura delle indagini. A distanza di pochi mesi dalla puntata, la Procura ha risposto alla nostra seconda istanza e riaperto le indagini”: lo scrivono Bachisio Mele, Maria F. Marras e Giulia Lai, gli avvocati della famiglia di Manuela Murgia, la 16enne trovata senza vita il 5 febbraio 1995 nel canyon della necropoli di Tuvixeddu, a Cagliari.

Sembrava un caso destinato all’oblio e invece dopo 30 anni esatti i magistrati sardi hanno iscritto nel registro degli indagati l’ex fidanzato di Manuela, all’epoca ventiquattrenne, con una accusa gravissima: omicidio volontario aggravato. La morte di Manuela Murgia, lo ricordiamo, era stata archiviata come caso di suicidio 30 anni fa ma i familiari non avevano mai creduto che la ragazza avesse deciso di togliersi la vita. “Oggi, dopo 30 anni si parla di omicidio e c’è anche un nome”, ci spiega Pino Rinaldi, il giornalista che conduce il sopracitato programma in onda su Rai3 e volto che gli appassionati dei cosiddetti delitti a pista fredda conoscono bene per la sua lunga carriera sul campo in questo filone. Non è la prima volta che “Detectives” rileggendo casi che sembravano chiusi ha scritto nuove pagine che hanno aperto nuovi filoni investigativi.