Sulla morte di Manuela Murgia, trovata senza vita in fondo al canyon di Tuvixeddu, a Cagliari, trent’anni fa, non c’è pace e soprattutto non è stata ancora scritta una verità. Nel mese di luglio poi c’è stata la morte del padre della ragazza, che dunque non conoscerà mai cosa sia realmente accaduto tra il 3 e 4 febbraio del 1995, e la decisione del Gip del Tribunale di Cagliari di non concedere proroghe alle indagini per omicidio che dunque andranno avanti fino 29 ottobre 2026. Ancora quattro mesi dunque per raccogliere ulteriori elementi da aggiungere al fascicolo e poi il pubblico ministero deciderà se chiedere il rinvio a giudizio di Enrico Astero, 44 anni, l’ex fidanzato della ragazza, attualmente indagato oppure optare per l’archiviazione sulla base di quanto prodotto dagli investigatori e dai consulenti di parte. Manuela Murgia, la giovane vittima

«I difensori prendono atto della decisione del giudice e confermano la propria fiducia nel lavoro della Procura che dispone ancora di tutto il tempo previsto dalla legge per condurre un’indagini completa e rigorosa»: questo il commento dei legali della famiglia Murgia, gli avvocati Bachisio Mele, Maria Filomena Marras e Giulia Lai. I difensori della madre di Manuela Murgia, Antonella Carboni, e del fratello e delle sorelle della ragazza, Gioele, Elisabetta e Anna, hanno appreso della decisione del gip Giorgio Altieri dello scorso 24 maggio, e ribadito che le indagini sull’omicidio «proseguono regolarmente nei tempi ordinari fissati dalle legge e che non è stato concesso altro tempo semplicemente perché, al momento, non risultava ancora necessario».