Un caso più unico che raro: il pm chiede la proroga delle indagini, ma il giudice fissa l’udienza per capire se ce ne sia realmente una necessità. Dopo un anno dalla riapertura - per la terza volta - del fascicolo per omicidio legato alla morte di Manuela Murgia, la sedicenne scomparsa il 4 febbraio 1995 e trovata senza vita il giorno dopo nella gola del canyon di Tuvixeddu, il pubblico ministero Guido Pani ha chiesto una proroga, necessaria – dicono i ben informati – per comprendere una volta per tutte con un approfondimento medico-legale se la ragazza sia stata veramente violentata e uccisa, oppure se sia caduta (accidentalmente o con un atto volontario), come accertato dalla prima autopsia.

Ricevuta la richiesta del pm, il Gip Giorgio Altieri - titolare del lungo incidente probatorio per trovare profili genetici ed esaminare i vestiti che la ragazza indossava il giorno della tragedia - ha fissato un’udienza che si è tenuta ieri. «Qualora ritenga che allo stato degli atti non si debba concedere la proroga», recita l’articolo del Codice di procedura penale utilizzato, «il giudice, entro il termine previsto, fissa la data dell’udienza in camera di consiglio». L’unico indagato è l’ex fidanzato Enrico Astero, ma un lungo incidente probatorio ha dimostrato che non c’era il suo Dna negli abiti della giovane. E ieri, dunque, il difensore Marco Fausto Piras è comparso in aula per chiedere con forza che si archivi definitivamente il fascicolo nei confronti del suo assistito, ormai da anni al centro di indagini sempre riaperte, ma senza che ci sia alcun elemento a sostegno della sua colpevolezza.