Il giallo.26 giugno 2026 alle 01:24La decisione del Gip: a fine ottobre il pm dovrà archiviare o chiedere il processo
Il giudice del Tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, ha rigettato la richiesta di proroga delle indagini per la morte di Manuela Murgia, la sedicenne che il 4 febbraio 1995 fu trovata senza vita nel canyon di Tuvixeddu. Per il Gip, nonostante il fascicolo per omicidio sia stato aperto per tre volte, non ci sarebbero elementi per proseguire l’inchiesta nei confronti di Enrico Astero, 44 anni, l’ex fidanzato della ragazza che, in 31 anni, è stato iscritto varie volte nel registro degli indagati ma senza che mai nulla emergesse contro di lui. Ora il pubblico ministero Guido Pani potrà ancora indagare per quattro mesi (perché per l’omicidio i termini scadono a un anno e mezzo dalla riapertura del fascicolo), ma a decorrere dal 26 ottobre avrà 10 giorni di tempo per formulare le richieste: archiviazione o rinvio a giudizio.
L’incidente probatorio
Il giudice Altieri è pesantissimo, confermando che nell’incidente probatorio nulla è emerso nei confronti dell’ex fidanzato. Nel rigettare la richiesta di proroga, il Gip ricorda che i consulenti della famiglia della giovane, il professor Roberto Demontis e l’ingegner Stefano Ferrigno, hanno formulato una serie di considerazioni tecnico-scientifiche che indicano come la morte di Manuela Murgia non «possa essere stata causata, come ipotizzato all’epoca delle prime indagini, da una precipitazione dalla gola di Tuvixeddu, e dunque non possa essere attribuita a un suicidio». Proprio questa ipotesi, che contrasta con quella dei Ris e dei primi consulenti della Procura che ipotizzavano la caduta, sta alla base della riapertura del fascicolo. «Tali elementi, tuttavia, sostengono l’ipotesi di un omicidio», si legge nell’ordinanza, «ma non forniscono elementi di una qualche serietà né per l’individuazione dell’autore, né per la dimostrazione dell’aggravante, cioè che si tratti di un omicidio perpetrato in occasione della commissione del delitto di violenza carnale». Un punto che il Tribunale ritiene «essenziale», perché senza quell’aggravante il reato non prevede più la pena massima dell’ergastolo, dunque «si sarebbe estinto per prescrizione il 4 febbraio 2015». Insomma non ci sarebbero elementi concreti che confermino l’ipotesi della violenza sessuale e, senza aggravante, non si sarebbe potuta nemmeno riaprire l’indagine. Per il momento il difensore di Astero, l’avvocato Marco Fausto Piras che ha sempre ribadito l’estraneità alle contestazioni del suo assistito, non rilascia dichiarazioni e attende con pazienza la decisione del pm.







