Dai tumori del sangue a quelli solidi con primi positivi risultati. Una nuova molecola immunoterapica dall’azione ‘bispecifica’ (tarlatamab) ha significativamente prolungato la sopravvivenza globale da 8,3 a circa 14 mesi rispetto alla chemioterapia standard in pazienti precedentemente trattati affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule (Sclc). I dati provengono dallo studio globale di Fase 3 Dellphi-304 e sono stati presentati al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e pubblicati sul New England Journal of Medicine. A 509 pazienti sono stati assegnati in modo casuale tarlatamab (254 pazienti) o chemioterapia (255 pazienti) con i risultati sopra descritti.
La peculiarità della nuova molecola è la sua capacità altamente selettiva di legarsi sia alla proteina Dll3 sulle cellule tumorali, sia alla proteina Cd3 sui linfociti T, attivando una risposta immunitaria diretta contro le cellule tumorali che presentano Dll3 (espressa nell’85-96% dei casi).
Questa tecnologia, già impiegata per il trattamento dei tumori del sangue come la leucemia linfoblastica acuta, entra ora per la prima volta in ambito oncologico applicata ai tumori solidi. La forma a piccole cellule dei tumori polmonari è nota per la sua estrema aggressività: nella maggior parte dei casi, la diagnosi avviene in fase avanzata e i pazienti spesso rispondono poco alle terapie dopo la prima linea di trattamento.










