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Gaia Piccardi, inviata a Parigi

Simone Tartarini: «Ormai per Lorenzo sono coach, secondo padre, amico, zio… Ogni tanto a cena rivanghiamo i tempi in cui, per risparmiare, viaggiavamo dormendo insieme»

Simone Tartarini è il coach più felice del mondo. Esausto, come Lorenzo Musetti semifinalista al Roland Garros, il tecnico di Pietrasanta (ligure d’adozione) che per primo ha intercettato il talento del ragazzo di Carrara quando aveva otto anni racconta la straordinaria cavalcata dell’allievo sulla terra battuta, sempre (almeno) in semifinale a Montecarlo, Madrid, Roma e Parigi. Cioè nei tre Master 1000 e nello Slam sul rosso. A 23 anni compiuti da tre mesi, Musetti è il terzo tennista più giovane a riuscire in questa impresa da maratoneta dopo Rafa Nadal (2007) e Novak Djokovic (2008). Paragoni pesanti.

Tartarini, la gestione della crisi fisica con Tiafoe è un’altra dimostrazione che Lorenzo è diventato grande.«Sono mesi che gioca ininterrottamente: praticamente, a parte i pochi giorni per recuperare l’infortunio della finale a Montecarlo con Alcaraz, non siamo mai scesi dalla giostra. Con Tiafoe c’era molto vento e Lorenzo era favorito: andare in campo così non è facile, in più si sentiva stanco e scarico. Con Rune, per dire, che era un match alla pari, ha giocato molto meglio. Nel terzo set con l’americano invece ha giocato molto male però ha avuto la forza di rimanere lì con la testa. Ha servito mediamente male però è tornato su buone percentuali nel game più importante della partita. Infine, come con Navone, nel quarto set è salito di livello».