Il passante di rovescio, le tempeste emotive, il bronzo olimpico. Le notti insonni per il primo figlio e le Atp Finals. Un tatuaggio sul braccio, con un elettrocardiogramma e una racchetta. Il cuore di “Lorenzo il magnifico”, 23enne campione e baby-papà, batte per il tennis: “Ho sentimenti, masochismi, inciampi, complessità. Cosa devo dirvi? Capitemi, sto facendo sforzi, e grazie se vi ritrovate in me, nei miei alti e bassi”

di Emanuela Audisio

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È il nuovo Zorro della racchetta. Lo vogliono così: vendicatore elegante. Il ragazzo vintage, venuto dal passato (e c’è chi dice che non lo ha mai lasciato) a punire chi sfregia e bombarda il tennis con colpi supersonici. Lorenzo Musetti, 23 anni, da Carrara, per molti è un pezzo d’arte uscito dalla cave. Rovescio a una mano, dritti rinascimentali (così scrivono). Gesti da preservare, sbracciate in guanti bianchi. Le Variazioni Goldberg in sinfonia tennistica, la sostenibile leggerezza dell’essere in un mondo di Terminator. Amato, criticato, discusso, richiesto, contrapposto, osannato. Musetti delle meraviglie. Un dandy che ti sfinisce con le sue fantasie. A volte molto sofferte. Un tatuaggio (insolito) sul braccio sinistro: il suo elettrocardiogramma unito a una racchetta. Segno che il suo cuore batte per il tennis. Numero uno del mondo da juniores (2019), semifinali a Wimbledon 2024 e al Roland Garros 2025, bronzo ai Giochi di Parigi a un secolo di distanza da Uberto de Morpurgo. Numero 9 del mondo, sesto top 10 dell’Italia, uno dei due Maestri azzurri presenti alle Atp Finals (per la prima volta). L’uomo in più del tennis azzurro, ma soprattutto quello che non sta nelle righe. Non importa che vinca o che perda, Musetti è creatività. E un baby papà in un mondo che viaggia con molto staff ma niente figli.