Il meraviglioso «gommone» in bianco-Apple dell’Allianz Arena — col suo carapace di quasi 3000 cuscini-losanghe a led di luce variabile, secondo squadra ospitante o evento in corso — sembrava il teatro perfetto per esaltare il meraviglioso calcio-Bauhaus di Simone Inzaghi e della sua Inter: un calcio capace, nei suoi momenti migliori, di esprimere come nessun altro negli ultimi anni il rapporto tra la «forma» e la «funzione» di un team, con il suo incessante presidio dinamico e le sue ripartenze-laser a ventaglio. Una «predisposizione», oltretutto, pronta a saldarsi con tracce di memoria nerazzurra bavarese propiziatorie: il recente 1-2 nei quarti, marcato in oro dal gol abbagliante di Lautaro; o, andando indietro nel tempo, la cavalcata di Nicola Berti box-to-box, da quattrocentista, nello 0-2 dell’88 (all’Olympiastadion), a tacere della liaison profonda con Kalle Rummenigge, e poi coi «tre tedeschi» dell’Inter del Trap.