La giornata della vergogna. Una mazzata devastante. Un massacro sportivo. Una nuova Corea. Un groppo da rifondare completamente. Poveri noi, ma di cosa stiamo parlando?

Fa un effetto surreale ritornare sul 5-0 che a Monaco ha travolto l’inter. Pur sapendo che in fondo parliamo sempre di calcio, di una finale di Champions, sembra di tornare tra le macerie di un terremoto, di una catastrofe biblica, di una sciagura nazionale con tifosi in lacrime, feroci rivalse, sordi rancori, il senso di un completo naufragio. Eppure parliamo della stessa squadra, fino a sabato 31 maggio, considerata la più strutturata d’Italia. Con una invidiata rosa di giocatori ritenuta più forte e completa dello stesso Napoli, che pure se dopo 38 giornate ha conquistato lo scudetto qualche motivo ci sarà.

Il simbolo di questa disfatta è naturalmente Simone Inzaghi, passato dall’altare alla polvere nel giro di dieci giorni. Da stratega della panchina trasformato in “un pover ‘uomo schiacciato da un punteggio umiliante”. Un pover’uomo che dopo aver perso lo scudetto col Napoli ha fallito la seconda finale di Champions in tre anni. Un vuoto a perdere, che ha già ammesso di non sapere se andrà al Mondiale per club, già pronto, nella convinzione generale, a tagliar la corda per rifugiarsi in Arabia con una valigia piena di milioni.