Dimenticare Monaco e non fare caso alle polemiche riguardo all'addio di Inzaghi, probabilmente concordato con gli arabi già prima della finale di Champions: i rumori di sottofondo disturbano l'Inter che non è andata oltre il pari con i messicani del Monterrey, guidati dal grande Sergio Ramos.
Al Rose Bowl di Pasadena, i nerazzurri non hanno brillato, mostrando ancora stanchezza e un ritardo anche comprensibile nella preparazione.
Lautaro è fra i migliori, non benissimo l'esordio di Sucic e bisogna attendere per valutare Luis Henrique. Chivu, che ha tentato nuove soluzioni tattiche solo nel finale di gara, dovrà aspettare per vedere una vera svolta in campo, consapevole che i giocatori hanno bisogno di tempo per assimilare le sue indicazioni.
"Abbiamo provato a fare quanto preparato - ha spiegato a Inter Tv -, alzare un po' il baricentro e mettere pressione sull'avversario. Finché abbiamo avuto le energie lo abbiamo fatto con una certa intensità, un po' lenti nella manovra e forse sorpresi dalla loro linea che ci ha mandato un paio di volte in fuorigioco. Abbiamo avuto il pallino in mano, forse - ha aggiunto - l'accerchiamento è stato un po' troppo lento. Abbiamo creato delle situazioni, ci è mancata cattiveria sotto porta ma sono contento per la prova perché i ragazzi hanno dato il massimo di ciò che avevano. Noi non ci vergogniamo mai di quello che facciamo in campo, anche perché il calcio non è sempre quello che è scritto sulla carta", ha concluso dimostrando subito carattere e orgoglio.












