C'è una paura inconfessata, nelle famiglie adottive, ed è l’eventualità, per fortuna remota, di doversi trovare all’improvviso davanti ai genitori naturali del proprio figlio. Magari dopo tanti, troppi anni. Quando quel bimbo o quella bimba – al quale si sono spalancate le braccia e si è aperto il cuore – porta ormai il loro cognome. Ed è, a tutti gli effetti di legge, loro figlio. È cresciuto, ha studiato. È un altro o un’altra. Nessuno è preparato a un incontro del genere. Forse è un bene, per la stabilità psicologica, sentimentale ed educativa di una persona che ha vissuto sulla propria pelle l’abbandono, risparmiarle lo choc ulteriore di un’eventuale contesa. È importante che non si senta orfano tra due famiglie, diviso tra due mondi. Una condizione drammatica, dagli sviluppi inimmaginabili. Se un figlio adottivo non sa niente della propria origine, almeno nei primi anni della sua vita, è decisamente meglio. Ed è salutare salvaguardarlo con qualche opportuna bugia. Senza il brutale discrimine tra “figli di pancia” e “figli di cuore”. L’aggettivo “adottivo” poi, oltre ad essere inutile, ha il sapore agro del distacco, del distinguo, della presa di distanza quando i rapporti sono difficili. Meglio non usarlo. L’adozione è un atto meditato, voluto, cercato con fatica. Non c’è genitorietà più consapevole di quella adottiva. I figli sono tutti uguali ed è giusto che si sentano tutti uguali. Ma viene il momento in cui l’amore che si prova nei confronti di un figlio amato, desiderato, protetto, arrivato nella imperscrutabile causalità della vita, non può prescindere da un esercizio di verità. Complesso, ma necessario. Certo è meglio che quell’incontro tra genitori naturali e adottivi, assai raro per la verità, non ci sia mai. Sono tante le prove che si debbono affrontare e superare nell’adozione che questa, sinceramente, è preferibile evitarla. Ma non la si può escludere. Giusto parlarne perché è una domanda che resta inespressa. E si accompagna a un dubbio. Ho fatto bene ad adottarlo? La sua vita sarebbe stata migliore? O, comunque, sarebbe stata più sua? Il dubbio, che ogni tanto affiora, si scioglie nella consapevolezza della profondità di un legame fortissimo, costruito tra mille difficoltà, ma che se è autentico, e nella gran parte dei casi lo è, costituisce un dono meraviglioso. Per tutti.
Adottare è una delle più grandi forme d’amore. Forse è il momento di rendere le cose più facili
Perché per ottenere l’idoneità le coppie dovrebbero essere sposate e convivere da oltre 3 anni? La differenza non superiore a 45 anni tra genitori e figli ha ancora senso? La società cambia, le famiglie anche: servono regole nuove








