Non mi tirate per la giacchetta», mette in chiaro Marco Bucci alla fine del giorno più lungo della sua (fu) maggioranza. Incassata la netta sconfitta del suo storico vice in Comune Pietro Piciocchi e anche di un modello di coalizione, il presidente regionale ligure (ed ex sindaco di Genova) è il primo a «metterci la faccia» – rivendica lui – ma tiene a distanza le analisi politiche più scivolose. «La sconfitta è mia come di tutti, come sempre quando si gioca in squadra», è l’ammissione. Ma guai a parlargli di crisi del centrodestra, locale e nazionale. «Negli Stati Uniti, dove ho lavorato per anni, si dice Is not my favourite president, but is my president, Salis non sarà la mia sindaca preferita ma è la mia sindaca, ha vinto e basta: ora a destra rimbocchiamoci le maniche per ripartire».
Chi ha perso, allora, presidente: il candidato, la coalizione, il programma, i toni troppo alti usati a destra?
«Se lo sapessi non avremmo perso. Ne parleremo appena si potrà, come sempre abbiamo fatto nel centrodestra, confrontandoci tra di noi. I toni li hanno alzati da sinistra. La sconfitta però dice qualcosa, quello sì, è cioè che ogni tanto bisogna cambiare, progredire in meglio, rimettersi a lavorare. Ma distinguiamo tra una tornata elettorale locale, e quanto succede al governo».













