Roberto Conti lo ha capito prima di altri: in Italia la figura dello chef che sta solo in cucina non basta più. Serve il cuoco operatore, manager, stratega. Pavese, 42 anni, Conti vive a Cernusco sul Naviglio, con moglie e tre figlie. Dopo un percorso impeccabile nella cucina d’autore – Leemann, Cracco, Berton, Trussardi alla Scala – ha accantonato l’idea di aprire un ristorante col proprio nome e scelto la mobilità. Gira, costruisce, organizza. Si fa carico di tutto: piatti, food cost, staff, numeri. È una figura nuova nel panorama gastronomico, non facilmente etichettabile. Non ha un locale, ma ne dirige decine; non è uno showman, ma è ovunque. E, soprattutto, fa quadrare i conti (nomen omen, verrebbe da dire...). In un momento in cui l’alta cucina barcolla, Conti lavora come un’azienda e ragiona come un investitore.
«Non ho un ristorante, ma guadagno il quintuplo di un direttore di banca»: Roberto Conti, lo chef che tratta la cucina come un’azienda
Pavese, 42 anni, vive a Cernusco sul Naviglio e ha scelto la mobilità: gira, costruisce, organizza. Si fa carico di tutto: piatti, food cost, staff, numeri. Non ha un locale, ma ne dirige decine






