“Provo a portare un po’ di allegria fra i bambini, in modo che dimentichino la guerra per un po’”. Undici anni, sorriso sghembo, occhi scuri come i capelli, in uno dei suoi ultimi video così Yaqeen Hammad spiegava perché, dopo venti mesi di bombe e quasi tre di assedio totale, ancora cercasse - con un gioco, il ballo, un finto gelato – di strappare dall’angoscia e dall’orrore i bambini come lei. Fuori e dentro Gaza, quelle pillole via Instagram di impensabile allegria fra le macerie della Striscia erano diventate virali. Ma adesso, la bimba che con il sorriso sfidava le bombe, è solo l’ennesima vittima dell’offensiva israeliana “Carri di Gedeone”, che dopo la strage dei fratellini al Najjar, i nove dei dieci figli della pediatra di Khan Younis uccisi sabato, solo ieri notte è costata la vita a altri venti minori, uccisi dalle bombe sganciate su una scuola.

Gaza, raid israeliano su scuola: almeno 31 morti. Video shock di una ragazzina tra le fiamme

dalla nostra inviata Anna Lombardi

Nella notte fra venerdì e sabato, un raid Idf nell’area di al-Baraka a Deir el-Balah l’ha spazzata via, insieme a gran parte della sua famiglia. “Yaqeen, la mia campionessa. La mia sorellina, la mia anima, è stata uccisa”, ha scritto il fratello Mohamed, fra i pochi sopravvissuti, che con lei viveva in simbiosi.