Le tensioni in casa Camboni erano frequenti: si litigava per l’eredità, per la convivenza forzata, ma anche per motivi più futili. Una delle ultime discussioni tra Stefania Camboni e la nuora Giada Crescenzi — la 30enne attualmente in carcere con l'accusa di omicidio — sarebbe nata per un semplice barattolo di Nutella. Giada lo aveva acquistato insieme al compagno Francesco Violoni, figlio della vittima, ma Stefania lo avrebbe consumato completamente pochi giorni prima di essere uccisa, il 15 maggio scorso, nella sua abitazione di Fregene. Un gesto apparentemente banale che avrebbe scatenato l’ennesimo battibecco tra la donna e la giovane donna, che avrebbe raccontato del litigio due giorni fa alle sue avvocate, che minimizzano l’entità del contrasto, ribadendo come i rapporti tra le due fossero in netto miglioramento nelle ultime settimane.

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di Marco Carta, Salvatore Giuffrida

21 Maggio 2025

Francesco e Giada erano andati a vivere con Stefania nel marzo scorso, ma la convivenza si era rivelata da subito difficile. I contrasti erano continui, e la coppia stava già progettando di andare via tanto che Crescenzi l’8 maggio aveva pubblicato un annuncio su Facebook. Il tono è prossimo alla disperazione: “Siamo in una situazione critica, dormiamo pure per terra”. Stefania Camboni, vedova dal 2020, stava affrontando un periodo complesso, segnato da fragilità emotive e rapporti tesi con i familiari: “si era fatta nemica mezza Fregene andando in giro a chiedere soldi e a minacciare la gente” . In questo contesto familiare carico di tensioni e incomprensioni — dove anche un barattolo di crema spalmabile poteva diventare un pretesto per discutere — si inserisce l’indagine per l’omicidio che ha portato all’arresto di Giada Crescenzi, che secondo gli inquirenti sarebbe stata aiutata da qualcuno. Forse dal compagno Francesco Violoni, anche se i suoi legali negano con fermezza.