La scienza dice che anche in gioventù è sempre più difficile essere felici. I ricercatori che nel tempo si sono incaricati di pesare e mettere in grafico la media del benessere che a un essere umano è dato sperimentare nella propria vita descrivono tradizionalmente un andamento a U. È, ma forse era, abbastanza intuitivo: siamo molto felici nella prima parte della nostra vita, vale a dire dall’infanzia alla prima età adulta, per poi stagnare nella parte bassa della curva dai 40 e 60. La curva torna a rialzarsi, senza mai arrivare ai fasti dell’esordio, con la vecchiaia.

Così dovrebbe essere, ma non è più. A indagare e ridisegnare il grafico del benessere è uno dei primi studi elaboratati dal Global Flourishing Study, nato in collaborazione tra ricercatori di Harvard e della Baylor University. I dati raccolti da Gallup sono stati ricavati da sondaggi auto-riportati su oltre 200mila persone in oltre 20 paesi: non c’è più la U ma solo una faticosa rincorsa verso l’alto, una conquista che si realizza più verso i 50 che verso i 30.

Insomma i giovani adulti tra i 18 e i 29 anni sono in difficoltà. Tra le risposte ci sono i grandi temi più dibattuti degli ultimi dieci anni: salute mentale, isolamento, paura per il futuro. La sensazione che il mondo stia andando dalla parte sbagliata, e come dargli torto? La partecipazione alle organizzazioni comunitarie, che siano club o gruppi religiosi, è diminuita e la solitudine è diffusa tra i giovani adulti tanto quanto tra i più anziani. «È un quadro piuttosto fosco - spiega al New York Times Tyler J. VanderWeele, autore principale dello studio e direttore del programma Human Flourishing di Harvard -. I risultati sollevano un interrogativo importante, ha aggiunto: “Stiamo investendo a sufficienza nel benessere dei giovani?”».