Una volta il benessere emotivo aveva un andamento a forma di U nel corso della vita: la curva della felicità saliva durante l’infanzia e la gioventù, considerati momenti gioiosi e spensierati, calava durante la mezza età e risaliva nuovamente verso i 50 anni per rimanere stabile sino alla vecchiaia, regalando nell’ultima fase della vita una serenità che aveva il sapore della conquista. Oggi il trend è cambiato. La conferma arriva dal Behavioral Risk Factor Surveillance System (Brfss), un programma sviluppato negli Stati Uniti dal Centers for Disease Control (Cdc), basato su 400mila interviste all’anno, realizzate tra il 1993 e il 2024, per monitorare lo stato di salute della popolazione. Tra il 2019 e il 2024, la classica forma a U scompare: il rapido aumento del malessere, soprattutto prima dei 25 anni, ha modificato radicalmente il profilo del ciclo di vita della felicità. Secondo i dati, la percentuale di giovani infelici è più che raddoppiata per i maschi (dal 2,5% nel 1993 al 6,6% nel 2024) e quasi triplicata per le femmine (si passa dal 3,2% al 9,3%). L’infelicità cresce anche tra le persone di mezza età ma con aumenti meno significativi mentre negli anziani si registrano i livelli più bassi. Uno scenario negativo per i nostri ragazzi: quali sono le cause? Lo abbiamo chiesto a Stefano Rossi, psicopedagogista che da vent’anni lavora con bambini e adolescenti, autore di numerosi libri, tra cui Genitori in ansia (Feltrinelli), tra pochi giorni in libreria.