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Se non avete mai provato a liberarvi di un ailanto cresciuto nel vostro giardino, o in un vaso del vostro balcone, forse non sapete riconoscere questa pianta. Ma una volta che avrete imparato a riconoscerla, comincerete a vederla un po’ ovunque. L’ailanto infatti è una specie aliena e invasiva tra le più diffuse in Italia e in gran parte del mondo, una di quelle per cui l’Unione Europea chiede di contenere l’espansione per via dei danni che causano. Cresce con facilità più o meno in tutta Italia e si trova particolarmente bene nei terreni incolti e degradati, tipici delle zone urbane e industriali: lungo le ferrovie e le strade, nei cantieri e anche in presenza di rovine archeologiche.

È infatti un albero molto adattabile, che si riproduce in vari modi diversi ed è molto difficile da eliminare. Non basta tagliare il tronco per farlo morire, perché dalle radici possono svilupparsi altre piante. Al contrario potarlo può sollecitarne la crescita. Le radici poi possono allargarsi in un raggio di più di 20 metri dalla pianta originaria, che dunque può dare origine a propri cloni anche a una certa distanza. Questa capacità delle piante di ailanto è anche una delle ragioni per cui sono così dannose: nei siti archeologici possono deteriorare la stabilità delle strutture antiche, come è stato dimostrato per le Mura aureliane di Roma.