Osservarle, e ancor di più fotografarle, è spesso interpretato come un vero e proprio colpo di fortuna. Così, sui social, gli incontri con le mantidi nelle nostre città, nei parchi e nei giardini di tutta Italia, sembrano negli ultimi anni moltiplicarsi. Indice di salute della biodiversità? Macché. La storia è molto meno incoraggiante: si tratta spesso di esemplari di specie aliene del genere Hierodula, introdotte recentemente dall’Asia e, a quanto pare, protagoniste di una vera e propria invasione biologica, con impatti consistenti sui competitor autoctoni. Tra loro anche la mantide gigante asiatica, inizialmente localizzata nelle campagne cremonesi e parmigiane, con densità di individui tuttavia considerevoli: gli esemplari adulti possono arrivare fino ai nove centimetri di lunghezza. A “fotografare” il fenomeno è ora un nuovo studio scientifico coordinato dal Museo di Archeologia e Scienze Naturali “Giuseppe Zannato” di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, che ha messo insieme collezioni, reperti e citizen-science. E che ora offre un primo modello concreto per valutare gli impatti delle mantidi aliene. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Orthoptera Research, partita con una collaborazione tra il Museo Zannato e l'Università degli studi di Padova, integra sperimentazione di laboratorio, analisi comportamentali, modellazione ecologica e – soprattutto - oltre 2.300 segnalazioni raccolte tramite citizen-science da cittadini e appassionati da ogni parte dell'Italia. Un case study interessante, in quanto in grado di ricostruire il processo di diffusione di una specie aliena, una volta stabilizzata, e la capacità - raggiunte elevate densità – di interferire con la biologia delle specie autoctone, alterando le reti trofiche e incidere su servizi ecosistemici chiave. Con buona pace di chi esulta per uno scatto fotografico acchiappa-like.