Quando si valuta una terapia la domanda più difficile a cui bisogna rispondere è quella però anche più importante: il trattamento riduce il rischio di morte? Per avere una risposta occorre far passare del tempo. Spesso le malattie oncologiche non si riescono a contrastare efficacemente, e per valutare l’azione di un farmaco si guardano anche altri fattori, come il tempo che passa prima che il tumore si ripresenti. Nel tumore del seno, per fortuna, le terapie consentono di contrastare la patologia e le pazienti in trattamento a volte vengono seguite per molti anni. È il caso di quante hanno partecipato allo studio Aphinity, donne con carcinoma mammario con recettore del fattore di crescita epidermico umano di tipo 2 (Her2) positivo in fase iniziale. I loro dati raccolti dopo 10 anni, presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica sul Cancro al Seno 2025 (Esmo Breast), dimostrano che somministrare per un anno un regime a base di pertuzumab, trastuzumab e chemioterapia riduce del 17% il rischio di morte. Una riduzione che è arrivata al 21% nelle pazienti che avevano linfonodi positivi. Il confronto è stato fatto con donne che hanno ricevuto trastuzumab, chemio e placebo.