Un medico di famiglia ogni 1.700 abitanti. Oppure un pediatra ogni 1.400 bambini tra 0 e 14 anni. Sono questi gli indici di copertura più critici registrati dalla medicina di prossimità, rappresentativi delle carenze della sanità territoriale in alcune aree del Paese. Il rapporto tra residenti e professionisti attivi emerge dalle analisi sul database OneKey di Iqvia che raccoglie informazioni su oltre 10,9 milioni di sanitari nel mondo: su medici e pediatri di famiglia le situazioni italiane più problematiche si incontrano principalmente nelle province del Nord e in alcune aree interne.
La mappa provinciale
L’indice è stato elaborato dal Sole 24 Ore del Lunedì, rapportando il numero provinciale di medici ai residenti del territorio. I dati sono stati estratti a inizio maggio da Iqvia Italia e riflettono la media dei professionisti attivi negli ultimi 12 mesi sul territorio, convenzionati con il Sistema sanitario nazionale. Il database One Key viene costantemente aggiornato attraverso gli elenchi provinciali e regionali e verificato tramite il contatto diretto dagli operatori sanitari.
In Italia sono mappati circa 43mila medici di medicina generale e 7.500 pediatri convenzionati. Nel primo gruppo rientrano anche i professionisti che lavorano in guardia medica o nei servizi territoriali delle Asl, che andrebbero quindi “esclusi” da un’eventuale censimento dei soli medici di famiglia (che sono circa 37mila, secondo i dati del Sistema integrato di supporto alla continuità assistenziale). Le differenze territoriali sono molto marcate. «In Lombardia o in Veneto si incontrano le situazioni più critiche», afferma Fiorenzo Corti, vicesegretario nazionale della Fimmg che rappresenta i medici di base. A Lodi si conta un medico di base ogni 1.720 abitanti. A Monza e Brianza uno ogni 1.663. A Como uno ogni 1.653.








