«La scienza contemporanea ha trovato una soluzione assolutamente sorprendente al dilemma che tormenta Amleto: “Essere o non essere?”. L’essere è il non essere» si legge in quell’affascinante dissertazione sul vuoto che è l’ultimo libro del fisico Guido Tonelli, scopritore, insieme a molti colleghi di tutto il mondo, del bosone di Higgs: L’eleganza del vuoto. Di cosa è fatto l’universo (Feltrinelli, pagg. 192, euro 18). Un saggio in cui, attraversando quasi tre millenni di filosofia - il primo a interrogarsi sul vuoto fu almeno Pitagora- di scienza, ma anche di letteratura, arriva a spiegare in modo accessibile a tutti le straordinarie scoperte della fisica degli ultimi anni, scoperte che ancora non hanno raggiunto un vasto pubblico.
Lei scrive «l’incredibile bellezza del vuoto». Perché il vuoto è bello?
Ciò che mi ha spinto a scrivere questo libro è anche il desiderio di condividere la meraviglia di questo concetto della scienza contemporanea che fa a pugni con il pregiudizio che abbiamo sul vuoto, che viene collegato al nulla, produce istintivamente un moto di repulsione. Se si supera questa barriera si scopre un concetto ricchissimo che contiene al suo interno ovviamente questioni scientifiche - è stato sviluppato sulla base di fredde equazioni matematiche - ma che ha prodotto una visione calda, ricca, piena di novità e bellezza. Raccontare la bellezza di questo concetto, scoprire che il vuoto è la nostra culla, che dal vuoto è nato l’universo e che l’intero universo è ancora uno stato di vuoto sono concetti talmente belli, talmente rivoluzionari, che non potevo tenerli per me.








