Nel 1921, al momento di ristampare «Il fu Mattia Pascal» (romanzo del 1904), Luigi Pirandello s’era rabbiosamente legato al dito le rimostranze di alcuni critici: che lo accusavano d’essere uno scrittore «cerebrale», inventore di trame inverosimili. Nella nuova edizione, l’ultima pagina del romanzo restò la stessa (Mattia Pascal racconta di recarsi ogni tanto a visitare la propria tomba), ma il futuro premio Nobel aggiunse una sferzante «Avvertenza». Spiegava che, contro l’accusa di inverosimiglianza, «una consolazione più grande m’è venuta dalla vita, o dalla cronaca quotidiana, a distanza di circa vent’anni dalla prima pubblicazione di questo mio romanzo... Ecco quanto si leggeva sul Corriere della Sera del 27 marzo 1920». E citava il testo di un articolo. Così, dopo il transitus nel geniale universo pirandelliano, «Ambrogio Casati fu Luigi, nato nel 1869», elettricista, è diventato un personaggio incancellabile dalla storia di Milano. La cronaca s’intitolava così: «L’omaggio d’un vivo alla propria tomba».