Di andarsene, nel senso compiuto della scomparsa, Andrea Camilleri – scrittore e artista – non se n’è mai andato. Riposa nella sua tomba romana, all’ombra della Piramide Cestia, e si avvia alle celebrazioni del Centenario dalla nascita, giusto il 6 settembre prossimo, confermando, con la sua opera, la viva festa di popolo che da sempre corona la sua presenza in scena. Uno che a novantatré anni suonati, ormai cieco, si mette in mezzo al palcoscenico per raccontarsi tale e quale Tiresia – accadeva l’11 giugno 2018 al Teatro Greco di Siracusa (regia di Roberto Andò) – non può che farsi applaudire ancora e ancora in forza della sua generosità.

Traboccante di talenti, prodigio tutto di fantasia, Camilleri capacissimo di far di fatti minimi una meraviglia, è quello che ancora qualche giorno fa Valentina Alferj – per vent’anni al suo fianco – raccontava in una splendida intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, la perfetta macchina della letteratura: «Arrivavo in studio e gli dicevo...», così racconta Alferj «Sai, stamattina i miei figli, Andrea e Gilda, non sono andati a scuola perché avevano la febbre. Finito. Dopo un po’, se qualcuno arrivava in stanza, Camilleri partiva: Sai che è successo stamattina? I figli di Valentina si sono svegliati presto, avevano gli occhi lucidi e un gran caldo. Si sono guardati tra di loro e quatti quatti, senza svegliare la mamma, sono andati in bagno a cercare il termometro. Andrea, felice, ha visto che aveva la febbre a 38, ha passato il termometro senza abbassarlo alla sorella e... miracolo! Anche lei aveva la febbre a 38. Si sono infilati nel lettone di Valentina e hanno iniziato a leggere a due voci una storia alla mamma...».