Nonostante sia superato da due anni il cinquantenario della morte di Raffaele Mattioli, continuano gli studi sulla figura del grande banchiere umanista in cui, come disse Giovanni Spadolini, la religione civile «del Risorgimento viveva con accenti e con animus ispirati alla grande lezione di Manzoni». Per Giovanni Malagodi, che ne fu il principale collaboratore, Mattioli «era multiforme, metteva nella sua attività di banchiere e in quella di promotore di cultura lo stesso impegno», poiché la cultura era un suo esercizio severo, fondamento necessario per ogni vera leadership. Infatti Mattioli era instancabile, prendeva una sola settimana di ferie a Ferragosto, nella sua fattoria a Nozzole, in Toscana, dove il filosofo e storico Benedetto Croce, suo grande ispiratore e amico, gli faceva visita e lo riteneva uomo coltissimo. Mattioli diceva «di aver letto molti libri, ma il fatto è che li aveva letti davvero», certificava, infatti, Benedetto Croce.
Ora Elena Grazioli, in Raffaele Mattioli oltre la banca (Luni editrice) ricostruisce il profilo del grande banchiere umanista, anche con importanti testimonianze di contemporanei di Mattioli.
Per quasi mezzo secolo, dal 1925 al 1972, Raffaele Mattioli fu ai vertici della Banca Commerciale Italiana dove, anche in decenni terribili, riuscì ad essere indipendente dalla politica, evitandone interferenze, vedendo la banca come impresa ed istituzione autonoma, basata sulla “buona finanza”, sulla stabilizzazione monetaria, sull’equità fiscale, sull’impegno per il progresso. Mettevano soggezione la fama di indiscutibile competenza economica e bancaria, la profonda cultura e soprattutto l’onestà di Mattioli, il suo rispetto per la corretta amministrazione, l’impegno costante per i principi di libertà e di responsabilità in nome di una superiore etica civile. Il quotidiano francese «Le Monde» riconobbe in Mattioli l’erede spirituale dei grandi banchieri italiani del Rinascimento, che erano anche letterati, e lo paragonò a Lorenzo de’ Medici, il “Magnifico”. L’intransigenza morale era insita in Mattioli fin da giovane, quando era amico di Piero Gobetti, al punto di frequentarne la casa a Torino, dove maturò la comune passione per l’editoria: per Mattioli l’attenzione prevalente fu per i testi classici.







