«Milano è stata una fortuna. Il nostro segreto? Amarci, stimolarci e assaggiare. Il sapore viene sempre prima di tutto». Ieri Nadia Giuntoli ha compiuto 85 anni, ma ne aveva solamente undici quando è salita a bordo del treno che da un piccolo paesino in provincia di Pistoia, Pescia, l’ha portata a Milano. Un viaggio di oltre dieci ore verso la città, con la promessa di un lavoro. Ad accoglierla fu il Duomo insieme ad Aimo Moroni, classe 1934, toscano come lei. Amore, semplicità e passione: gli ingredienti di una ricetta nata nel 1962, in una trattoria aperta nella zona sud-ovest di Milano, in Via Montecuccoli 6, dove hanno dato vita a «Il Luogo Aimo e Nadia». Un’istituzione della ristorazione meneghina, oggi una stella Michelin, e due cuochi instancabili uniti dallo stesso palato: «Ci ha fermati il fisico, ma la gioia più grande è stata insegnare, trasmettere la nostra idea di cucina». Un’eredità gastronomica e morale ora tra le mani della figlia, Stefania Moroni, e dei loro «ragazzi», chef Fabio Pisani e chef Alessandro Negrini. La gratificazione più grande? «Quando Umberto Veronesi una sera ci disse: “Voi servite sapore e salute”».
Nadia, lei aveva solamente 11 anni quando è arrivata, da sola, a Milano. Cosa ricorda di quel viaggio?







