Addio tripla A per gli Usa. Moody’s ha declassato il rating a lungo termine del Governo degli Stati Uniti, abbassandolo da Aaa a Aa1 e modificando contestualmente l’outlook da negativo a stabile. La decisione segna un passo significativo nel giudizio di solvibilità della più grande economia mondiale, che ora si trova, per la prima volta dal 2011, esclusa dal ristretto club dei Paesi con la tripla A presso tutte le principali agenzie di rating. Il downgrade è motivato, secondo Moody’s, da una persistente e strutturale debolezza fiscale che si protrae da oltre un decennio. “Il rapporto tra debito e interessi rispetto al Pil ha raggiunto livelli significativamente più alti rispetto a quelli delle economie sovrane con rating simile”, si legge nella nota dell’agenzia, che evidenzia la mancata capacità – o volontà – delle amministrazioni statunitensi, sia repubblicane che democratiche, di adottare riforme strutturali in grado di invertire la rotta dell’indebitamento federale.

I numeri dietro il declassamento

Secondo le stime di Moody’s, il deficit federale dovrebbe salire fino a sfiorare il 9% del PIL entro il 2035, rispetto al 6,4% registrato nel 2024. Il debito pubblico, già pari al 98% del PIL lo scorso anno, è atteso crescere fino al 134% nello stesso arco temporale, mentre la spesa per interessi – alimentata da tassi più alti e dal crescente stock di debito – potrebbe arrivare ad assorbire il 30% delle entrate fiscali, contro il 18% del 2024 e solo il 9% nel 2021. Questa dinamica, secondo gli analisti dell’agenzia, mina la sostenibilità fiscale del Paese, nonostante l’elevata domanda per i titoli del Tesoro americano. Il confronto con altri Paesi con rating Aaa è impietoso: nel 2024, l’onere degli interessi per il governo generale (federale, statale e locale) rappresentava il 12% delle entrate negli Stati Uniti, contro l’1,6% degli altri emittenti sovrani al top del rating.