Lisergico, techno, estatico e, nel finale, esplosivo.

Questo per introdurre 'Sirat' di Oliver Laxe, film pieno di suggestioni, magia e mistica in concorso in questa 78/ma edizione del Festival di Cannes e prodotto da Pedro Almodovar.

Ispirato a Sirat, che nella tradizione islamica indica il ponte che separa l'inferno dal paradiso, il film racconta la storia di Luis (Sergi López), un bravo e solido padre che sta cercando Marina, la figlia di vent'anni, insieme al secondogenito dodicenne. E questo nel rumore più assordante di un rave nel deserto del Marocco e tra le persone più eclettiche possibile e alle prese con tutto ciò che le possa stordire.

Un 'film-rave' questo 'Sirat' che si segue inevitabilmente battendo il piede al ritmo sincopato della techno, musica affatto lontana da quelle estatiche magrebine, con protagonista appunto questa famiglia normale composta da padre, figlio e un piccolo cane, che fanno amicizia con un gruppo di persone felicemente e consapevolmente emarginate.

Il destino vorrà che il sodalizio con questo drappello di persone ai margini continuerà per raggiungere, attraversando il monumentale Atlante, il prossimo rave dove potrebbe trovarsi Marina. E questo in un viaggio fisico e spirituale pieno di terribili prove, una vera e propria Odissea iniziatica.