(di Francesco Gallo) Lisergico, techno, estatico e, nel finale, esplosivo (letteralmente).

Questo per introdurre Sirāt di Oliver Laxe, film pieno di suggestioni, magia e mistica già in concorso alla 78/ma edizione del Festival di Cannes (ha vinto il Premio della Giuria) e che corre per la Spagna nella shortlist agli Academy Awards 2026 in ben cinque categorie tra cui la principale: Miglior Film Internazionale.

Prodotto da Almodovar e ispirato a Sirāt, che nella tradizione islamica indica il ponte che separa l'inferno dal paradiso, il film, in sala dall'8 gennaio distribuito da Mubi, racconta la storia di Luis (Sergi López), un bravo e solido padre che sta cercando l'inquieta Marina, la figlia di vent'anni, insieme al secondogenito dodicenne .

E questo nel rumore più assordante di un rave nel deserto del Marocco e tra le persone più eclettiche possibile alle prese con tutto ciò che le possa stordire. Un 'film-rave' questo Sirāt che si segue inevitabilmente battendo il piede al ritmo sincopato della musica elettronica di David Letellier, (aka Kangding Ray), molto vicina a quella estatica magrebina. Protagonista di questo road movie una famiglia normale composta da padre, figlio e un piccolo cane, che alla ricerca della ragazza si ritrova a fare amicizia con un gruppo di persone felicemente e consapevolmente emarginate.