Il Bologna non vinceva un trofeo dalla notte dei tempi, e quindi non c’è discussione sul fatto che questa coppa Italia, con annessa qualificazione alla prossima Europa League, valga di più del posto in Champions guadagnato l’anno scorso. In realtà è corretto parlare di evoluzione, di un cammino in linea retta — così raro nel calcio — che ha portato un gruppo di giocatori organizzati ad alto livello da Thiago Motta a migliorarsi ulteriormente grazie alle variazioni portate da Vincenzo Italiano, e questo malgrado la perdita di Zirkzee e Calafiori. È chiaro che un cammino così virtuoso diventa possibile quando è la società a governare il cambiamento, ed è questo che è successo a un Bologna in cui tutte le componenti, da Saputo a Fenucci, da Di Vaio al cercatore di pepite d’oro Sartori, lavorano in armonia.