Dentro la coppa, Bologna canta. E canta perché la notte di Roma mette il sigillo sul biennio d’oro rossoblù: il pass per la Champions aveva fatto sentire tutti più grandi, il primo titolo dal ’74 fa sì che la felicità si tocchi con mano. Segna Ndoye, può bastare. Segna il folletto un po’ acciaccato ed è festa. Vincenzo Italiano, di finali, ne aveva perse tre su tre e sempre sulla panchina della Fiorentina: a Praga e ad Atene con in palio la Conference, nella Capitale con in gioco ciò che, ieri, ha vinto. Italiano lo aveva annunciato al Presidente della Repubblica Mattarella: siamo qui per aggiornare un racconto, quello dei padri ai figli. E i figli, all’Olimpico, c’erano. Il Milan ci ha provato, ma quando una stagione è un piccolo, grande calvario, il finale, spesso, non è a lieto fine: l’immagine più bella dell’avventura Conceiçao resta il sigaro in bocca nello spogliatoio di Riad, Supercoppa Italiana sul tavolo. E, ora, i titoli di coda.
Bologna a nord, Milan a sud: le coordinate del tifo vanno lette così. E l’Olimpico può accendersi: a nord c’è la passione di una città in movimento, a sud l’attesa per una coppa che avrebbe l’effetto di mitigare, non troppo, la delusione di stagione. La finale si gioca sulle ali era la previsione della vigilia e sulle ali si gioca.










