Nel 2010 la ripresa del mercato dell’arte dalla crisi partì dalla vendita di una iconica scultura di Giacometti che realizzò cinque volte la cauta stima finendo ad una delle più importanti collezioniste del tempo. Per contrappasso, la conclamata crisi del mercato finanziario dell’arte di fascia alta parte dalla mancata vendita di un busto di Giacometti stimato 70 milioni di dollari la sera del 13 maggio da Sotheby’s New York.
In questi 15 anni le grandi case d’asta hanno creato un sistema sempre più a misura di investitori e speculatori con l’introduzione di prodotti derivati, inflazionando le stime e spingendo ai margini i collezionisti. Ora che i tassi di interesse non sono più negativi e gli speculatori abbandonano il mercato, solo i garanti di parte terza rimangono a puntellarne la caduta, finché anche la loro liquidità finirà. Per fortuna i mercati scampati in larga misura al morbo della finanziarizzazione restano vitali, grazie ai numerosi collezionisti non miliardari, come testimoniato dai cataloghi di arte impressionista e moderna che nel corso delle giornata hanno portato 41,1 milioni di $ di realizzo da Christie’s New York, con alte percentuali di venduto.
Giacometti invenduto







